Intervista a Valerio Pelini
di Francesca Conti
Perché Aicarm ha deciso di lanciare il progetto “Comunità Cardioprotetta”?
Aicarm è un’associazione di volontariato unica nel suo genere, formata da pazienti affetti da cardiomiopatia e dai loro medici di riferimento. Il nostro obiettivo principale è migliorare la qualità della vita dei pazienti e contribuire alla ricerca scientifica. In questi anni abbiamo portato avanti molte iniziative, dalla formazione alla tutela dei diritti dei malati, e ora vogliamo concentrarci sulla rianimazione cardiopolmonare e sull’uso dei defibrillatori automatici esterni (DAE). L’arresto cardiaco, pur essendo una complicanza rara della cardiomiopatia, può risultare fatale se non trattato immediatamente. Per questo è fondamentale creare una rete di intervento efficace sul territorio.
In cosa consiste il progetto e quali sono i suoi obiettivi principali?
Il progetto “Comunità Cardioprotetta” nasce con lo scopo di sperimentare, valutare e diffondere un modello di organizzazione della rianimazione cardiopolmonare su scala territoriale. Non si tratta solo di installare defibrillatori, ma di garantire che vengano collocati in modo strategico e che ci siano persone formate per utilizzarli. Questo modello prevede il coinvolgimento attivo delle comunità locali, con la partecipazione di scuole, parrocchie, associazioni di volontariato e sportive. Vogliamo creare una rete di soccorso che si integri con i servizi di emergenza esistenti, per aumentare la sicurezza cardiaca di tutti i cittadini.
Qual è il ruolo delle istituzioni locali in questa iniziativa?
Le istituzioni locali sono il fulcro del progetto. Senza il coinvolgimento dei comuni o delle circoscrizioni, sarebbe difficile strutturare un modello efficace e duraturo. Il sindaco e le amministrazioni locali hanno il compito di convocare le realtà associative del territorio, individuare gli spazi per l’installazione dei defibrillatori e organizzare la formazione del personale. Il nostro obiettivo è che il progetto parta con il supporto di Aicarm ma che, nel tempo, venga gestito direttamente dalle istituzioni locali, permettendo una sua espansione graduale.
Dove verrà sperimentato il progetto?
Abbiamo individuato cinque aree pilota per il 2025: Milano, dove già abbiamo avviato attività formative nelle scuole; Campi Bisenzio e Vaglia in Toscana, due comuni scelti per la loro disponibilità a testare il modello; Riccione in Emilia Romagna; e Vittoria, in provincia di Ragusa. L’idea è di partire in piccolo, valutare i risultati e poi proporre l’estensione del progetto ad altre realtà.
Il processo di sperimentazione prevede diversi passaggi: inizialmente è necessario il coinvolgimento delle istituzioni locali, dove il sindaco convoca le articolazioni sociali del territorio (scuole, associazioni sportive e culturali, parrocchie, volontariato) per avviare il progetto. Poi andranno selezionati i luoghi dove installare i DAE, a Campi Bisenzio, ad esempio, si partirà con la biblioteca e il teatro.
I primi corsi verranno rivolti a persone che operano nei luoghi selezionati. Se il modello funziona, verrà gradualmente esteso a scuole, parrocchie, associazioni sportive e altre realtà del territorio. Alla fine della sperimentazione, analizzeremo i risultati e, se positivi, il progetto potrà essere proposto su scala più ampia.
Cosa distingue questo progetto da altre iniziative simili?
Molti progetti di cardioprotezione si concentrano solo sulla diffusione dei defibrillatori, ma spesso questi vengono installati senza criteri chiari e senza un’adeguata formazione. Il nostro approccio è diverso perché si basa su un modello scientificamente solido che integra la posizione strategica dei dispositivi con la formazione capillare della comunità. Inoltre, puntiamo sul coinvolgimento diretto delle istituzioni, perché crediamo che un progetto di protezione collettiva debba essere gestito dal territorio stesso, non da singole realtà associative.
Qual è il ruolo di Aicarm nel progetto?
Aicarm funge da catalizzatore del progetto, fornendo supporto scientifico, metodologico e, nei limiti delle sue risorse, anche economico (ad esempio per l’acquisto di alcuni DAE e la formazione iniziale). Tuttavia, una volta sperimentato il modello, l’associazione farà un passo indietro, lasciandolo alle istituzioni locali per la gestione e l’eventuale espansione.
L’aspetto innovativo del progetto è il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali come protagoniste del processo, in modo da garantire una reale protezione della comunità attraverso un impegno collettivo e strutturato. L’ambizione finale è che questo modello possa diventare un riferimento nazionale per la cardioprotezione nelle comunità locali.
Se la sperimentazione avrà successo, quali saranno i passi successivi?
In Toscana, se il progetto avrà successo nei due comuni pilota, il passo successivo sarà proporlo ad altri comuni della Città Metropolitana di Firenze e, in prospettiva, alla Regione Toscana. Potremmo quindi passare da due comuni a un’intera città metropolitana, fino a un’eventuale adozione regionale. L’obiettivo finale è che il modello diventi un riferimento per altre comunità in Italia, creando un sistema diffuso di cardioprotezione a livello nazionale.
La cardioprotezione riguarda tutti. Creare una “Comunità Cardioprotetta” significa mettere in rete persone, istituzioni e associazioni per garantire interventi tempestivi in caso di emergenza. Chiunque può fare la differenza, sia partecipando alla formazione che supportando il progetto. Con il contributo di tutti, possiamo costruire un modello di sicurezza sanitaria che protegga le nostre comunità e salvi vite umane.

Valerio Pelini
Vicepresidente AICARM APS
È socio fondatore di AICARM APS e fa parte del Consiglio Direttivo fin dalla nascita dell’associazione. Svolge una intensa attività di volontariato anche in altre associazioni.
È stato dal 1996 al 2009 Direttore Generale della Regione Toscana e dal 2010 al 2014 Direttore del Comune di Firenze.
È particolarmente impegnato in AICARM APS nel promuovere una soluzione normativa per semplificare e uniformare il processo di rilascio della patente di guida per i pazienti con Cardiomiopatia.